Parole altre

Chandra Livia Candiani – foto dal web-

“Non ci sono primi della classe, né esperti, né Maestri, se non quelli che ti spingono a conoscere in prima persona, a ferirti e medicarti, e al massimo ti preparano bende e cerotti per quando sosti un momento e li guardi disperato negli occhi: la disperazione dei cani quando non capiscono i nostri comportamenti discontinui.

In ognuno di noi c’è un cane spaventato dalla discontinuità dell’esperienza.

 Una buona pratica, preliminare a qualunque altra, è la pratica della meraviglia.
Esercitarsi a non sapere e a meravigliarsi.

 Guardarsi attorno e lasciar andare il concetto di albero, strada, casa, mare e guardare con sguardo che ignora il risaputo e vede ora.

 La pratica della meraviglia è una pratica che cura anche il cuore piú ferito della terra. Si può andare a trovare un piccolissimo pezzo di prato, un pizzico di prato c’è sempre, anche in città. E guardare. A lungo. Si apre un universo minimo.
 Infinite vicende, mutamenti, arrivi, partenze, forme sempre piú piccole man mano che lo sguardo si limita a vedere.
Esercitare la meraviglia cura il cuore malato che ha potuto esercitare solo la paura”.

Chandra Livia Candiani- Questo immenso non sapere-

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