La posta di Creattiva

Inauguro oggi, in questa fredda domenica di gennaio, uno spazio virtuale di narrazione di sé attraverso la scrittura di lettere. Ho immaginato questo spazio per agevolare il racconto personale e anche per aprire varchi alla comunicazione interpersonale. Se è vero che la maggior parte di noi comunica attraverso immagini e pensieri (brevi),è anche vero che, a parere mio, resta una fame di racconti autentici e di domande profonde che difficilmente trovano un luogo per essere ascoltati. Questa trasformazione che il mondo sta vivendo mi interroga profondamente e vorrei tentare di dare il mio contributo per essere vicina a chi, come me, ne avverte tutto il peso. Trovare il tempo per scrivere una lettera ad un interlocutore altro da noi, attività diversa dal diario personale, trasforma l’esperienza dello scrivere in crescita personale. In questo periodo di distanziamento forzato aspetterò le tue lettere, il tuo racconto, aspetterò anche le tue domande e nel mio piccolo tenterò delle risposte o almeno condivideremo le stesse domande. Puoi usare questo spazio per scrivere quelle parole che non hai mai detto a quella persona, a quella situazione oppure a te stesso/a: un addio, un arrivederci, un sogno, una paura, una speranza. Sarò lettrice attenta e silenziosa. Leggerò la tua lettera e se vorrai ti risponderò come un’ amica di penna oppure semplicemente la riceverò: già questo trasformerà ciò che provi in un’ azione di cura e di attenzione per te.

Cara Creattiva, ti scrivo…

#emanuelananni #creattiva #counseling #lettera #amicadipenna #narrazione #narrazionedise #cura #attenzione #crescitapersonale #aiuto #spazio https://www.instagram.com/tv/CYgrpvgK8bH/?utm_medium=share_sheet

Reiki, non solo come pensi.

Il Reiki lo potrei spiegare con “parole di altri” tuttavia, ritengo che oggi per fare il punto,  sia necessario scrivere le mie.

 Ho incontrato il primo livello Reiki metodo Dott. Usui facilmente infatti, mi è bastato imbattermi per “caso” in un post  sul web.

Non sapevo niente della pratica, solo un richiamo forte a provare.
Una grande curiosità.

Ho ricevuto il primo livello nel 2017 dai Master Ulisse e Silvia. In seguito, dopo l’iniziale entusiasmo, sono arrivati tanti dubbi ed ostacoli da superare.
Resistevo, malgrado sentissi il Reiki
in perfetta armonia con chi ero.

Per un po’ ho abbandonato, poi è stato un percorso ad ostacoli tra scegliere e  ri-scegliere.

 Molta, molta pratica quotidiana.
Troppe domande, poche risposte.

 Per me era difficile superare la soglia del mio piccolo mondo, fatto di certezze, per uscire verso l’ignoto.

Come un vaso troppo pieno trovavo  impegnativo integrare aspetti personali e professionali che mi appartenevano come cultura ed educazione.

 
Tutto si presentava molto più grande di me. Altro non sapevo.

È stato necessario attendere e desiderare molto.

Fino a che,  per conoscere la direzione, mi sono arresa all’ignoranza socratica.
Sapere di non sapere.

Foto dal web

Allora le domande hanno lasciato il posto all’esperienza.

Che cosa ha portato il Reiki alla mia vita?

Benessere, centratura, maggiore chiarezza di intenti.

La certezza che Tutto è in tutti,
che il dolore più grande è compreso dal Tutto e che, non sono mai separata da nulla anche quando mi sento sola.
Che la via da seguire non è segnata perché è mio compito farlo per me.

La fatica è diventata gioia.
La presenza, ordine.
La voglia d’apprendere cresce.

Tante figure sostengono il mio percorso penso alla mia master Reiki Alessia capace di pungolarmi al momento giusto, penso alla professionista che segue da anni la mia crescita personale oppure, al mio supervisore professionale, figure che, in modo diverso, accompagnano una lunga gestazione, per la milionesima ri – nascita in codesta vita.

Non siamo isole e non siamo isolati. Abbiamo necessità di essere sostenuti, abbiamo bisogno di relazioni, prima fra tutti quella con il nostro interno, con la parte spirituale che alberga dentro ognuno e che qualche volta si tende ad evitare.

Crescere è un ciclo continuo di vita, morte, vita. Connessione tra un respiro che inizia e uno che muore.
Presenza quotidiana alla vita che si svolge.

 Se lo senti nel corpo lo ricordi.
Se lo ricordi, tutto cambia.
Se tutto cambia, provi gratitudine per il momento presente, qualunque esso sia, perché ora c’è e poi non più e, quando ti pare persistere, fai caso che non è mai uguale all’attimo precedente.

Se vuoi portare salute ed equilibrio nella tua vita e vuoi farlo attraverso la magia, il Reiki non fa per te.

Il Reiki  è esperienza profonda del tuo essere, non solo come pensi di essere.
 È la possibilità di cambiare narrazione aprendo gli occhi da dentro.
 È incontrare ogni parte oscura con una lampada tra le mani.

Se vuoi ti accompagno.

Parole altre

“Sei forte perché non conti sulle tue forze ma sulle tue debolezze, sono loro la chiave per riconoscerti in ognuno, sono loro che ti danno l’attenzione di dove metti i piedi, le parole e le carezze.
Sei forte perché non dici mai – Perché proprio a me? – ma – Perché non a me? – , sapendo che se non era a te era a te lo stesso perché sulla pelle di qualcun altro sei comunque tu.
Sei forte perché non maledici nessuna strada, salita e discesa sono la stessa pendenza vista da occhi e sentimenti diversi.
Sei forte perché ti mantieni curiosa all’oltre e all’altrove ché c’è sempre qualcosa da sapere e scoprire; anche quando il passaggio non è battuto non ti fermi, tenendo per mano la corda dell’alto ti arrampichi, vai a vedere e ti presenti di persona davanti al sentito dire scoprendo ogni volta che non era una Primavera.
Sei forte perché non cerchi consensi ma il perdono di essere né donna né uomo né forte né debole, né roccia né fiore ma tutto insieme, a volte nel bene, altre nel male.
Sei forte perché prima di proseguire torni indietro a salutare chi devi proprio lasciar andare ché se c’è un prezzo da pagare nel fare il passo successivo, forse, è quello di perdere cose e persone per non perdere se stessi.
Sei forte perché non hai bussole, ti perdi, ti disorienti e segui solo la rotta del cuore nelle sue accellerazioni e nelle altrettante frenate gli resti ferma e fedele.
Sei forte perché sei talmente fragile che avresti potuto cedere mille volte,  ma invece no.
Sei forte perché anche se il pranzo non era buono tu ringrazi, perché sai che la non riconoscenza, poi, ti verrà servita a cena.
Fredda.
Sei forte perché tu prosegui, prosegui sempre.
Sei forte e sei bellissima.”


La Raccontadina-Francesca Pachetti-

I ponti che non attraversammo

Sono stata cresciuta, tra relazioni pericolanti e falsi piani, da

un’ instancabile.
costruttrice di ponti.

Io la guardavo e con la violenza verbale che solo le adolescenti ribelli sanno usare, le rinfacciavo di non avere il coraggio di superarli.

Mi ci è voluto un po’ per comprendere che il dono immenso che fanno i costruttori di ponti,  è quello di prepararli perché altri li attraversino.

 Non sono pavidi, sono consapevoli.

Avrei voluto dirle di pensare alla vita, alla sua.

Avrei voluto dirle di venire via con me.

Oggi, ogni volta che ne oltrepasso uno non posso fare a meno di provare ad immaginare la sua ingegneria emozionale, capace di superare ogni impedimento per costruire oltre il possibile.


Penso alla sua vita, alla mia e alle generazioni di prima e a quelle che verranno dopo.


Esseri, con la maestria di varcare ponti come portali, capaci di ritrovarsi oltre il visibile.

Grazie mamma.

“Tutto quello che voglio ora è pensare alla vita.
    Puoi venire con me, se vuoi…”
(Oscar Wilde)

Buone vacanze

Per questa estate
mi auguro di partire.

Un viaggio
lontano
profondo
onesto
splendido
dentro di me.

È l’unico, sai
che
per me
vale la pena fare.

Nessun altro posto
è capace di portarmi
lontano lontano
e poi
finalmente a casa.

Anche se
penso di avere

pochi mezzi a disposizione
e la linea all’orizzonte è storta
parto.
Respiro il mio respiro
vado.

Il viaggio sono io
e mi sto aspettando.

Emanuela

Terra insegnami

Terra insegnami la quiete
come i prati che restano calmi nella nuova luce.
Terra insegnami la sofferenza
come le pietre antiche che sopportano la memoria.
Terra insegnami l’umiltà
come i fiori che sono modesti al loro sbocciare.
Terra insegnami la cura
come le madri che nutrono i loro piccoli.
Terra insegnami il coraggio
come l’albero che sta solo.
Terra insegnami la limitazione
come la formica che avanza lentamente sul terreno.
Terra insegnami la libertà
come l’aquila che si libra in cielo.
Terra insegnami l’accettazione
come le foglie che muoiono ad ogni autunno.
Terra insegnami il rinnovamento
come il seme che nasce a primavera.
Terra insegnami a dimenticare me stesso
come la neve che sciogliendosi dimentica la sua vita.
Terra insegnami a ricordare la gentilezza
come i campi aridi che trasudano per la pioggia.
Terra insegnami.”

Preghiera UTE-(tribù indiane distribuite su un vasto territorio compreso fra gli attuali Colorado e Utah)

Si può

Foto dal web

Possiamo toccare i nostri limiti senza inorridire.
Possiamo vivere il conflitto senza divisione.
Possiamo stare nella frustrazione di un errore.
Possiamo tollerare senza risentimento.
Possiamo smettere di camminare senza rimpianto.
Possiamo stare immobili durante la tempesta.
Possiamo ringraziare senza perdere niente.
Possiamo sentire tutta la nostra fragilità e non morirne.

Si può accettare che tutto cambi, in un ciclo continuo tra il giorno e la notte…

Buon lavoro

Onoriamo ogni stagione della vita!

Sono stata una bimba silenziosa e turbata.
Sono stata un’adolescente tumultuosa  e arrabbiata.
Ho ricevuto e restituito dolore.

Sono stata una giovane triste e difficile
Ho ricevuto e restituito dolore.

Sono stata un’adulta ferita e paurosa.
Ho ricevuto e restituito dolore.

 Vittima e carnefice.
Chi era oppresso, chi era l’oppressore?

Oggi lo so,
onoro ogni stagione della mia vita, con il suo carico faticoso, e scelgo per me la gioia.

Prendo la rabbia, la paura e il dolore,  il tumulto e il silenzio insieme e li trasformo con un sorriso; in presente, in pace. Ogni giorno.
 

Grazie vita🙏💚👣
Emanuela

Le parole degli altri

“Sono tornata da me,
perché sono stanca di cercare qualcosa che non so,
di chiedere a chi non può offrire
o di aspettare chi è già occupato a illuminare se stesso,
di desiderare un corpo che non è mio,
di avere aspettative che mai arriveranno
perché comunque lontane dalla mia natura,
di fingere di capire o essere sempre tollerante e disponibile
con chi non comprende il mio valore.

Sono tornata da me,
perché non posso più dedicare il mio tempo, occhi e speranza
in cuori che non desiderano battere con il mio,
a chi non crede nella magia,
a chi dedica il suo momento e il suo pensiero a lamentarsi di ciò che non va,
o ad anelare cose che non gli appartengono,
e a criticare in ogni dove.

Sono tornata da me,
come unica destinazione possibile,
come strada disponibile,
come quel ritorno a casa
in sospeso da tanto tempo.
Sono tornata da me,
ho visto quanto ho corso contro il tempo,
i dolori della mia anima assetata di verità
in cerca di acqua.

Mi sono ospitata e sono entrata,
mi sono chiamata,
mi sono abbracciata e accarezzata,
e mi sono imbattuta in una me stessa.
Mi stava aspettando con il cuore ricolmo di speranza,
diversa è vero ma sana.

Ho visto che ero comunque intatta e non frammentata come pensavo di essere,
ho ritrovato la magia nei miei occhi,
e l’ho voluta rivedere ancora e ancora.

Ho scoperto di aver sempre posseduto le chiavi,
ed è stato bellissimo ritrovarmi.

Da qui, da dove abito scelgo me,
scelgo chi e scelgo cosa desidero,
muoio e resuscito ogni giorno e sono pur sempre viva.
Ho capito che questa è resilienza
e la trovo solo dove abita me stessa.”

Carla Babudri

(Foto dal web)

Come un pendolo

La solitudine non mi fa paura, l’isolamento si.

La pandemia ci ha costretti a contattare l’una e l’altro e a sentirne la differenza nel corpo.

Quando sono sola con me stessa il corpo riposa e il respiro è regolare, quando arriva l’isolamento il respiro mi scoppia nel petto, mi sento sola e assente.

La solitudine è calore sulle spalle, l’isolamento è contrattura alla scapola destra.

L’isolamento arriva insieme ai pensieri e allora è un gran casino.

La solitudine è assenza di pensiero, è spazio da non riempire con niente.

La solitudine è un passo da non forzare, l’isolamento è il tempo da cui fuggire di corsa. E più scappo e più arriva.

La solitudine mi parla di mia nonna vecchia che, seduta sulla sedia davanti al camino, s’immergeva nella sua preghiera quotidiana.

L’isolamento racconta dei sospiri di mia mamma in perenne attesa di un miracolo. Non le ho mai chiesto se alla fine fosse arrivato.

Il ponte per passare dall’isolamento alla solitudine per me si chiama Intimità. È un ponte che spesso è interrotto per lavori in corso.

L’assenza di intimità è mancanza di parole per narrarsi al presente ed avere la possibilità di ascoltarsi fino in fondo, per poterlo raccontare anche a qualcun’altro.

L’intimità viene a mancare se si rompe il contatto; tra la parola e i sensi, tra me e me, tra me e gli altri.

La pandemia ha portato in luce queste continue interruzioni di contatto tra presenza e assenza facendomi oscillare tra isolamento e solitudine.

Come un pendolo mi muovo tra un respiro corto e uno lungo.

Quando il corpo pensa all’oscillazione spesso si irrigidisce; illuso dalla stabilità è necessario ricordargli la storia della flessibilità del giunco, che può piegarsi fino a baciare la terra e poi tornare dritto a vibrare nell’aria, in completa intimità con entrambi gli elementi.

Come un pendolo.

Password

Foto dal web

Conosci la difficoltà di ricordare le password?

Di simboli, parole, numeri che consentono l’accesso ai nostri dati, a porte, passaggi segreti, conoscenze, scrigni magici, cassetti chiusi?

Simboli, parole e numeri che formano una password e che permettono di accedere ai nostri dati sensibili.

Per ogni sistema, una password.
Sconsigliato usare sempre la stessa.

Non so se anche a te succede, ma io dimentico spesso le password.

Le domande stimolo di oggi sono: come mai alcune volte dimentichiamo la chiave di accesso ai nostri dati sensibili?
Come mai ciò che avrebbe il compito di aprire a volte blocca?
Qual è la domanda che possiamo porre a noi stessi per ricordare come accedere ai nostri dati interni?

Ricercare la propria password e non dimenticarla durante la vita è, forse, il vero viaggio dell’eroe…

Buona ricerca…

Ma quanto ci piace?

Nati per essere felici ( Foto dal web)

Ogni azione volta al cambiamento la possiamo attivare sentendo quanto piacere ci dà…

L’esigenza di un cambiamento può partire da uno stato di disagio, di non appagamento, di fastidio per alcune cose che non funzionano più nella nostra vita. Da una domanda non espressa.
Altre volte è indotto da qualcosa che si rompe… e che “costringe” ad organizzare una difesa…

Tuttavia, ogni cambiamento ha necessità di evolvere nel piacere, nel godimento pieno,
altrimenti non c’è pro-attivita’, soltanto re-attività che fa attrito, resistenza, al cambiamento stesso.

Noi tutti siamo fatti per stare bene, siamo fatti per essere felici.

La pro-attività del cambiamento, secondo me, ad esempio sta nel dettaglio, non all’ingrosso…

Sta nella relazione, non nell’autoreferenzialita’…

Sta nei permessi che ci diamo…
Sta nella relazione con noi stessi e con gli altri…
Sta nello sguardo capace di rinnovare le cose e…le persone…

Sta nella libertà di porci alcune domande e nella consapevolezza che alcune risposte sono necessarie… a noi.

Quindi ti chiedo:

✔Dove sta oggi il tuo piacere?
✔C’è qualcosa che desideri rinnovare in te?
✔Che cosa, dentro di te, chiede di essere esplorato?
✔A cosa, o a chi, oggi vuoi dedicare la tua attenzione?
✔Quali pensieri stai coltivando?
✔Cosa chiede alla tua vita di essere visto, ascoltato, toccato, assaggiato, annusato?
✔Quale azione OGGI puoi fare per sentirti felice?

Esercizio: Diario della gioia.

Gioia (foto dal web)

Inizia oggi il tuo diario della gioia.
Dedica qualche minuto, tutti i giorni, alla sua realizzazione.
Appunta attimi, momenti, frazioni di giornata in cui riconosci di aver provato gioia.
Scrivi, disegna, colora, incolla ciò che oggi ti ha fatto provare una sensazione di gioia.
Puoi farlo in completa solitudine o in coppia, insieme ai tuoi figli, con il tuo cane oppure con il gatto o con il pesce rosso.

Vedrai, è un ottimo strumento pedagogico di crescita personale, di condivisione e di educazione alla felicità.

Permette una comunicazione dolce e affettuosa tra te e te.
Tra te e gli altri da te.

Alla fine avrai fatto memoria di tanti momenti che rischiano di perdersi nel tempo.

Avrai scritto un libro, il tuo libro della gioia.

Unico e irripetibile. Nulla di più proficuo.

Se vuoi puoi condividere i tuoi lavori con me. Invia una mail a: con.creattiva@gmail.com

Buon lavoro di consapevolezza.

Emanuela