Colore, presenza, energia.

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In numerose filosofie orientali visualizzare i colori e meditare su di essi è una vera e propria terapia. Anche la scienza occidentale ha constatato la forza energetica dei colori. Tra i primi studi in tal senso ci sono quelli di Isaac Newton che, grazie all’uso di un prisma, riuscì a scomporre la luce bianca, originando lo spettro cromatico dell’arcobaleno. Inoltre, grazie a questi  primi studi confermati e ampliati successivamente, sappiamo che ogni colore emana una propria frequenza e una determinata energia vibratoria. Da queste basi si è poi sviluppata la cromoterapia.

Il rosso è il colore per nutrire la gioia, la forza, il radicamento, la passione e l’amore.

È anche un colore che può dare uno stato di irrequietezza o addirittura di nervosismo.

Come è andata con l’esercizio di consapevolezza del colore rosso🔴 di ieri?

Che centra l’energia del colore, l’osservazione, il respiro ed il sorriso con la presenza consapevole?

Prenditi del tempo e riporta sul tuo quaderno di pratica questa esperienza piccola, piccola…

Respira, respira, respira.

Restiamo grati.

Buona domenica

Pomodori in barattolo. Foto mia

Tra colore e presenza

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Quando non ho più blu, metto del rosso.
(Pablo Picasso)


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Oggi piccolo lavoro di consapevolezza:
Per tutto il giorno resta consapevole del colore rosso che incontri. Che sia un fiore, una macchina un rossetto, una maglietta…tutto ciò che è ROSSO🔴

Cercalo, trovalo, osserva, fai un bel respiro, e…sorridi.

Restiamo grati🙏❤
Buon lavoro!

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Post-riflessione

Spesso nei miei post, direttamente o indirettamente invio messaggi sull’unicità:
-“Sei unico”, “sei originale”, ecc.

Lo ritengo vero; tuttavia, il rischio che corro in post a volte necessariamente brevi e con immagini evocative, può essere quello di rendere il messaggio semplicistico e fuorviante

Mi spiego, il rischio che intravedo è di contribuire a rafforzare una immagine di
Unico = speciale che giustifica una narrazione viziata dalla voglia di aderire ad immagini falsate da schemi sociali.

Parlare di unicità significa che si, sei un essere unico e irripetibile, hai una storia unica e irripetibile… tuttavia, le tue difficoltà, i tuoi problemi, non sono “speciali”.

I tuoi problemi sono simili ai miei e a quelli di milioni di persone  che hanno la fortuna di vivere dalla parte “giusta” del pianeta.

La tua storia è unica e allo stesso tempo non  è più speciale di quella altri.
Le tue idee sono importanti e vere e, allo stesso tempo, non lo sono per tutti.

Il tuo punto di vista è soltanto il tuo punto di vista.

Ecco, se potessimo riflettere un attimo su questo, forse potremmo veramente affrontare il cambiamento che desideriamo nella vita.
Leggo (e scrivo io stessa) post in cui il rischio è che l’unicità si scambi per inamovibilita’.

Quello che penso, agisco, vivo è speciale: quindi diventa inamovibile non condivisibile, non modificabile.

Oggi vorrei dire questo:

Non siamo speciali.
Siamo unici.
Siamo distinti e non separati.
In modo totalmente unico rispondiamo a quello che ci accade, decidendo come farlo e, allo stesso tempo, la nostra modalità coinvolge  altri.

L’esperienza che faccio non è speciale, anche  se unica per me.
(Immagino che ritenerci sempre speciali sia un modo per narrare la nostra storia, riscattandola dell’oblio).

È qualcosa che accade in modo diverso ad altre milioni di persone.
Questo, secondo me, è il principio di non-giudizio e di accettazione profonda, verso noi stessi e verso gli altri. È il principio della comunicazione efficace e non violenta che parte sempre dalla prima persona singolare: Io

Io penso, io dico, io immagino, io credo, io sono, ecc.

Io credo che sia una salvezza non essere speciali ma solo unici.
L’Io non puo’ essere la misura di tutte le cose.

Prendere consapevolezza di questo significa liberarsi da uno stato di vittima degli eventi, dalle aspettative di altri.

Sono unica, quindi libera di produrre un grande cambiamento nella mia storia e di assumermi le responsabilità in linea con la mia unicità rispondendo ad una unione universale con altri esseri viventi.

Questo permette di connettersi tramite  l’empatia e il ridimensionamento di un ego ipertrofico che si narra sempre uguale,
con un protagonista che non  lascia spazio allo storytelling.

Riconoscermi semplicemente unica mi avvicina alla mia autenticità.

L’autenticità è la parte di me che oggi permette la morte e la rinascita, dall’ego al Sé.

Il pensiero va alle milioni di persone in Afghanistan: uomini, donne, bambini e bambine che, mentre sto ragionando dei significati delle parole, loro stanno morendo per aver difeso la loro libertà di esistere come esseri unici.

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Ikigai: consapevolezza e presenza

Caro amico, cara amica che mi leggi come stai?

Forse stai godendo le ferie, oppure sei ancora sul posto di lavoro, oppure hai finito le vacanze e sei rientrato/a.
In ogni caso, COME STAI?

In genere rispondiamo frettolosamente tipo: bene, male, boh…oppure, chiediamo una domanda di riserva…

A questo proposito mi vengono in mente le 5 domande di Fritz Perls.

Ma prima devo dirti brevemente chi è?

 Friedrich Salomon Perls, meglio conosciuto come Fritz Perls, è stato un medico, psichiatra e psicoanalista tedesco considerato il padre della Terapia della Gestalt.
“Gestalt” è una parola tedesca che significa “totalità”, “struttura”, “configurazione”, “insieme”. Noi siamo una “gestalt” perché siamo fatti di pensieri, emozioni, sensazioni e tanto altro. Abbiamo, inoltre, nel nostro interno, altre “gestalt”, configurazioni e sotto-aspetti della nostra personalità.Può essere definita come una corrente che mette particolare enfasi sul modo in cui i soggetti sperimentano la propria realtà, più che sui fatti vissuti. Non mira a quel che succede ad un individuo, bensì al modo in cui lo percepisce. In altre parole, si concentra sui processi e non sui contenuti.( dal web)

Fritz Perls è stato un uomo difficile e contraddittorio che ha fatto delle sue contraddizioni una forza…

“Cosa fa”, “cosa sente”, “cosa vuole”, “cosa evita”, “cosa si aspetta”

Con queste cinque domande Perls intende centrare la persona nel momento presente.

In che modo?

📌Enfatizzando il qui e ora.
📌La presa di coscienza, per accedere ad un benessere superiore.
📌L’assunzione della responsabilità verso la propria vita.

 Attraverso una riflessione approfondita di quello che accade, nel momento presente, la persona è in grado di notare la nascita di nuovi bisogni e, attraverso un processo di consapevolezza, di prendersene cura.

Autonomia e potenzialità sono gli aspetti su cui si fonda la Gestalt che è applicabile sia a contesti personali, sociali che  lavorativi.

E’ un vero e proprio risveglio che parte da dentro.
Evitando di gettare sull’altro le proprie responsabilità si giunge ad una esistenza piena. Qui e Ora.

Come Counselor posso accompagnare alla scoperta di questi stadi corporei, più che mentali,  che attivano la persona,  ad orientarsi verso la totale pienezza di senso, verso la ricerca del proprio Ikigai.

Ikigai (生き甲斐) è una parola giapponese che si riferisce ad avere uno scopo nella propria vita, ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Una vocazione, una missione.

Cosa stai facendo?
Cosa stai sentendo?
Cosa vuoi?
Cosa stai evitando?
Cosa ti aspetti?

Ora dimmi, COME STAI?

Per approfondire:


F.Perls- La terapia gestaltica parola per parola.-
F. Perls- Qui e Ora, psicoterapia autobiografica-

F.Perls, R. Goodman, R.F.Hefferline -Teoria e pratica della terapia della Gestalt. Vitalità e accrescimento della personalità umana.-

Bettina Felici – Ikigai: il metodo giapponese. Trovare il senso della vita per essere felici.-

Proverbio cinese

Recita un proverbio cinese:

Se vuoi cambiare il mondo inizia dal tuo paese.

Se vuoi cambiare il tuo paese inizia dal tuo villaggio.

Se vuoi cambiare il tuo villaggio inizia dalla tua casa.

Se vuoi cambiare la tua casa inizia a cambiare tu.

Quinta tappa

Giorno 5

All’ ultima tappa di questo percorso ho pianto.


Mi sono presa 30 km di tempo per salutare questa esperienza.

Un viaggio a piedi, per cinque giorni, lungo 100 km insieme alle mie emozioni.

Davanti ad una fontana con la targa che riportava il nome del paese ho pianto.
“Ultima tappa” -diceva-
“Per ora” -ho risposto-

Sudore, lacrime, risate. Gioia, tristezza, dolore, rabbia, disgusto.

Riporto a casa un bagaglio puzzolente e leggero.
 Il mio zaino e’ ordinato per esperienza.

Ho liberato parole dalla pancia e altre le ho invitate ad entrare dentro il cuore attraverso passi a volte incerti, a volte sicuri.


In alcuni momenti ho avuto le ali ai piedi in altri, sacchi pieni di sabbia bagnata.

Ho incontrato impavidi che ricercavano il loro senso con spalle larghe e zaino pieno. Passi pesanti lungo i sentieri già battuti, vogliono aprire nuove strade da vivere.

Nessuna impresa, solo consapevolezza.

In questi giorni ho scritto di getto.
Se ho sbagliato qualcosa, pazienza.

Felicità!

Quarta tappa

Giorno 4

Questa mattina, prima di riprendere il sentiero, sono passata per il  paese alla ricerca di una frutteria, ho chiesto indicazione  ad una donna che era intenta a stendere il bucato.
Volevo comprare due banane, lei era talmente presa dalle sue faccende che non mi ha né vista né sentita.

Dico la verità, in un attimo il mio giudice interiore ha urlato silenziosamente:
 ” Non ti vede! Non esisti!”

Non so se ne hai fatto mai esperienza ma lui giudica di brutto. Usa le voci che abbiamo introiettato da bambini di tutti i condizionamenti che dalla nascita, ci portiamo dietro.

▪Non vali.
▪Non esisti.
▪Ti sei montato la testa.
▪Chi ti credi di essere.
▪Sei ridicolo.
▪Ti guardano tutti.

E altro…

Ho fatto un profondo respiro e gli ho risposto
come insegna la grande Louise Hay:
“thanks for your opinion”
“Grazie per la tua opinione”
(quello che dice  è SOLO la sua opinione)

Ho schiarito la voce e rifatto la domanda; mi ha sentita, ha sorriso e mi ha detto dove poter trovare la frutteria più vicina augurandomi buon viaggio.

Imparare a dialogare con le nostre parti giudicanti e depotenzianti può essere un modo per evitare di essere bloccati da due emozioni potentissime: la paura e la vergogna.
 La paura è funzionale alla sopravvivenza  basta che non esageri.
La vergogna, secondo me, fa il  lavoro più sporco. Per stanarla si può tentare di contraddirla. Una volta contraddetta tace.

Per recuperare la tappa di ieri ho fatto 25 km. Le gambe ad un certo punto andavano da sole, le banane le ho mangiate solo che, a quel punto, avrei avuto bisogno di un casco intero.

Comunque sono arrivata, ho fatto la doccia, e ho mangiato.
Gracias a la vida  Adelante!🙏

Terza tappa

Giorno 3

Oggi 1/2 tappa!

 È stato necessario un cambio di programma visto che non riuscivo a trovare un posto dove dormire questa notte.
Nel weekend tutto pieno!

Domani si cammina il doppio…

Mi sono fermata 8 km prima del previsto, presso la casa delle suore della carità, che mi hanno messo a disposizione una stanza.

Una camera tutta mia con bagno, cosa c’è di meglio?

Spesso abbiamo tanto nel nostro quotidiano e non ce ne rendiamo conto.

 Viaggiando a piedi ho imparato che basta veramente poco per  essere felici: qualcosa da mangiare, un letto e una doccia.

E se ti chiedi perché mi piace questa precarietà la risposta è semplice, ritrovo il gusto dell’assenza delle cose.

Certe volte le assenze sono amare  ti inchiodano lì come un Cristo sulla croce e non sai più chi sei e cosa fai.

Scelgo ogni tanto di vivere le assenze perché sono, essenza.
Essenza del mio essere pienamente persona,
che ha paura, sente dolore, prova tristezza e anche vive, respira, sogna, ama.

Oggi ho sperimentato la gioia della gratitudine.
Grazie vita!

Seconda tappa

Giorno 2

Oggi ho faticato a trovare il ritmo del mio passo.

Sono partita  in ritardo rispetto alla tabella di marcia.
A colazione mi sono messa  a chiacchierare piacevolmente con l’ospitaliero del b&b e questo mi è costata la partenza ritardata e una leggera agitazione.

Il  sentiero per il bosco l’ho imboccato facilmente. Ero attenta a leggere  la segnaletica che incontravo sul percorso, non volevo sbagliare e perdere tempo.

Tuttavia, mentre camminavo mi sono sorpresa più volte a rimuginare sulla “leggerezza” avuta nell’affrontare i 15 km di oggi e, rimuginando  rimuginando,  ho sbagliato l’imbocco di un sentiro che mi ha costetta a tornare indietro e a“perdere tempo”.
 
Allora mi sono proprio arrabbiata.

Nella rabbia la stanchezza è aumentata e con lei lo sconforto e per finire, nella testa mi è partito un giudizio molto forte: 《non sei capace》.
Non ho potuto fare a meno di pensare a quante volte nella mia vita di tutti i giorni  ho provato  sconforto e  stanchezza giudicandomi negativamente.

Tenendo conto che spesso la stanchezza nasconde tristezza ero proprio al culmine di una crisi emotiva.

A quel punto lo zaino pesava veramente il doppio.

Mi sono seduta, ho bevuto e ho ritrovato il tempo e, nel farlo, ho guardato finalmente intorno a me. Ripiegata nel mio borbottio interiore non avevo contemplato la meraviglia che mi circondava.
Ho provato immensa gratitudine; la bellezza del bosco mi circondava, lo sentivo vivo intorno a me.

Ho realizzato che il mio rimuginare è partito molto prima di sbagliare e certamente ha  rallentato il mio passo senza che me ne rendessi conto.

Mi sono detta che a camminare si impara e che, a volte, quello che appare come una sconfitta, è semplicemente una lezione da apprendere.
Ho chiamato a rapporto la rabbia e le ho detto che avevo bisogno della sua energia per muovermi.
Sono arrivata a destinazione alle 16.00
Stanca e Felice.

Regolazione emotiva e impermanenza.

“Se sappiamo fare queste 4 azioni mentali: percepire, riconoscere, nominare e lasciar andare abbiamo tutti gli strumenti necessari per affrontare la nostra vita emotiva.
Non c’è emozione che può danneggiarci perchè abbiamo in mano le chiavi della regolazione emotiva. Cosa significa regolazione emotiva? Non significa darsi delle regole, come la parola potrebbe far pensare. Significa saper riconoscere quello che proviamo – ossia esserne consapevoli – e saperlo percepire e accettare.

Così se le tue emozioni ti danno “da fare”, se c’è qualcosa che proprio in questo momento ti turba, prova a praticare con attenzione ai seguenti elementi: prova a sentire con chiarezza, riconoscere quale azione si nasconde nell’emozione che provi, guarda se puoi accettare quello che provi, mantenendo l’attenzione sull’esperienza. Sembra una formula magica ma non lo è.
È un modo onesto per coltivare la radice della felicità.

È a causa della natura impermanente del dolore che possiamo trasformarlo. È a causa della natura impermanente della felicità che possiamo coltivarla.

Thich Nhat Hanh

Piccola riflessione:

Non importa cosa fai e come lo fai tuttavia, iniziare ad essere consapevoli di avere una vita emotiva e decidere di prendersene cura è, certamente, il primo passo.


In genere io trasformo la natura delle “cose” infilando tutto, proprio tutto, dentro uno zaino.

In passato mi sono presa cura del mio mondo emotivo solo nel momento in cui non sapevo più come starci dentro.
Mi sentivo soffocare da emozioni contrastanti: rabbia, paura, disgusto che erano diventate come un vestito troppo stretto.
Volevo gestirle mentre loro mi invadevano.
La gioia era scomparsa lasciando solo il dolore presente.

Sono passata attraverso una porta della mia vita emotiva molto stretta.

Con stupore e sollievo ho scoperto che tutto è veramente impermanente e il grande maestro è stato il cammino.

Per questo motivo oggi accompagno le persone ad attraversare le loro porte anche usando…i piedi.

Le emozioni si possono sentire, chiamare per nome, incontrarle e farci un pezzo di strada insieme, ringraziarle e poi, con gratitudine, lasciarle andare.

Ricorda, quattro azioni mentali: percepire, riconoscere, nominare e lasciar andare. Regolazione emotiva e impermanenza. Lentamente, un passo alla volta.

Sono in partenza, se ti fa piacere, seguimi in questo viaggio dentro le emozioni. Ne vedremo delle belle!

Cambiare o modificare?

Quando senti parlare di “crescita personale” cosa ti viene in mente?

Per quale motivo si arriva alla decisione di intraprende un percorso di crescita?

Cosa spinge al cambiamento?

In un percorso di crescita e di sviluppo personale in genere le persone arrivano da me stando dentro una situazione complessa che puo’ avere diversi indicatori e, spesso un solo punto di vista:
nuovi bisogni relazionali o lavorativi, la nascita o l’educazione di un figlio che mette in crisi, un trasloco in un’altra città, una storia d’amore che nasce o che finisce, difficoltà a dialogare nella coppia o con un figlio.

Qualche volta arrivano con delle domande:

-Come gestire le richieste di un bambino molto piccolo?
-Come recuperare “spazio” dentro una relazione asfissiante?

-Come fare un detox emotivo?
-Come vivere la sessualità in età matura?
-Come riallineare mente e corpo ad un nuovo sentire?
-Come affrontare un esame che non si riesce a superare?
-Come migliorare la propria comunicazione?

                                Oppure:
-Perché? -Perché? -Perché?

                                Oppure:
Con- fusione tra ruoli diversi; moglie, madre, compagna, figlia, padre, marito, figlio, amante.

                                Oppure:
Stress, gestione del denaro complicata. Scoperta del proprio orientamento sessuale e molto altro ancora.

Le persone riconoscono di essere in una impasse, una “disarmonia” avvertendo un senso di separazione interna.
È come tentare di stare in piedi, in acqua, su una tavola da surf in continuo movimento planando lungo la parete di un’onda tunnel senza essere surfisti.

Tutte le energie sono impiegate per non andare giù, sotto quel muro d’acqua.
Decidono così di prendersi cura di questo stato che non ritengono più funzionale al loro benessere presente ricercando un altro punto di vista tuttavia, il cambiamento spaventa.

Direi, restando nella metafora,  che in un percorso di crescita personale ricordo come fare a fidarsi delle proprie gambe tornando competenti nel cavalcare la propria onda, restando flessibili e respirandoci dentro. Lo spavento lascia posto alla nuova vitalità percepita.

 Il sistema cognitivo si aggiorna, si apprendono “cose”, aumenta il bagaglio di conoscenze e di creatività. Cresce la consapevolezza.
 L’energia vitale cambia.

La crescita personale, è un processo che rende autonomi a 360° e, una volta attivato, permette al cliente di continuare a sperimentare le onde del cambiamento che desidera.

A distanza di tempo incontro clienti che padroneggiano la tavola da surf.
 Hanno trovato ritmo, piacere, equilibrio e forza nell’essere in profondo contatto con se stessi,  con i loro bisogni e con quelli di chi è loro vicino.

È uno dei tanti piaceri di questo lavoro!

E tu?

✔C’è un aspetto della tua vita che oggi senti di voler cambiare?

✔Cosa vuoi fare per agevolarlo?

✔Cosa fai per ostacolarlo?

✔Quali pensieri, sensazioni ed emozioni ti genera la parola: cambiamento?

✔Cambiare o modificare?

Se vuoi fissare una Call conoscitiva gratuita di 30 minuti puoi fissare un appuntamento inviando qui un messaggio privato ti ricontattero’ per organizzare i dettagli.